Bibbia e intelligenza artificiale

Un esperimento interessante per far comprendere la Bibbia agli uomini di oggi

La Bibbia, almeno nelle statistiche, è il libro più letto e venduto al mondo. Questo lo sanno tutti. Il testo sacro è stato tradotto in tutte le lingue, dialetti africani ed anche italiani. Tradurre un testo come la Bibbia non è un compito facile, perché occorre rendere in una lingua moderna il pensiero dei suoi autori, vissuti oltre 2500 anni fa.

Ogni lingua, sia antica che moderna, trascina con sé non solo le parole i cui è fatta, ma anche la cultura che essa rappresenta. Perciò, sia l’Ebraico (la lingua dell’Antico Testamento), che il Greco (la lingua del Nuovo Testamento) sono lingue che appartengono all’ambiente giudaico ed ellenistico in un arco temporale che va dall’VIII sec. a.C. al II sec. d.C.

L’esperimento

Presso il Dartmouth College, un team di ricerca ha cercato di risolvere questo problema. Non solo tradurre la Bibbia in inglese, ma riproporne lo stile agli uomini e alle donne di oggi. Servendosi dell’intelligenza artificiale, i ricercatori hanno applicato un algoritmo si testi della Bibbia in Inglese, dalla famosa “King James Version” fino a quella più popolare.

L’intento è di avere un testo che non sia una traduzione — perché l’esperimento si basa su bibbie in inglese — ma un testo che, fedele al senso delle versioni, risulti però perfettamente comprensibile nella cultura di oggi. Dunque, non solo la parola, ma anche la cultura che quella parola reca con sé.

Limiti dell’impresa

Non credo sia difficile capire che questo esperimento, molto interessante ed affascinante, sia soggetto a limiti invalicabili che discendono dal fatto che il materiale per l’esperimento siano le bibbie in inglese.

Occorrerebbe, a mio avviso, tradurre la Bibbia — Antico e Nuovo Testamento — in modo letterale, rispettando le lingue originali in tutto e per tutto. Un testo linguisticamente grezzo, che poi un programma così elaborato come quello ideato dai ricercatori del Dartmouth college potrebbe stilisticamente raffinare, rendendolo così fruibile ai moderni lettori.

Dubito però che esista una traduzione simile e, tra l’altro, non so neppure se il sistema di traduzione chiamato Moses e la rete neurale chiamata Seq2Seq possano ricavare qualcosa da un testo così grezzo.

L’intervento insostituibile dell’uomo

Ma il mio dubbio più grande riguarda l’impiego di macchine che dovrebbero fare, in breve tempo, quello che solo l’uomo può fare in tempi, però, assai più lunghi.

Solo un uomo o una donna, pienamente inseriti in una cultura e parlando una certa lingua e che, evidentemente conoscano l’ebraico e il greco biblico, può parafrasare il testo biblico, non solo traducendo, ma facendo l’operazione stilistica di cui si parlava poc’anzi.

Le parafrasi bibliche di Qumran

Queste parafrasi esistevano già a Qumran, dove nel 1947 sono stati trovati migliaia e migliaia di manoscritti biblici e non dal III sec. a.C. fino al II sec. d.C. Gli esseni, i fondatori della comunità desertica che viveva lungo le sponde del Mar Morto, avvertirono la stessa urgenza: rendere la bibbia ebraica attuale nel tempo in cui essi vivevano.

Armati di pergamena e calamo, essi dedicarono la loro vita a questo nobile scopo. Di quel lavoro è giunto a noi ben poco, solo testi parziali e frammenti di manoscritti.

La tecnologia non può sostituire l’uomo

È un’illusione che la tecnologia possa compiere operazioni che hanno richiesto intere generazioni di persone che lavoravano nell’anonimato. Il fattore umano, almeno fino ad oggi, è insostituibile, soprattutto quando il lavoro riguarda testi scritti migliaia di anni fa, in una cultura assai diversa dalla nostra.

Per quanto sia un’intelligenza essa però è artificiale e proprio per questo non può ottenere i risultati sperati quando si tratta di testi che vibrano ancora dell’humus sociale, culturale e religioso in cui essi sono nati.

Ottimo l’esperimento, da cui però non verrà che un’altra traduzione della Bibbia in inglese, l’ultima di una lunga serie.

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